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    Il Soldato di Marsala

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    Il Soldato di Marsala Empty Il Soldato di Marsala

    Messaggio Da Ammiraglio il Dom 25 Lug 2010, 17:50

    Come già annunciato da tempo,il prossimo Anno,ricorre il 150° anniversario della nascita del Regno di Italia.

    Ho voluto aprire questa "Discussione" per tutti coloro che vorranno partecipare con documentazione,Link,Immagini e quant'altro che ci riporti agli eventi che caratterizzarono quel periodo.

    Comincio io con l'inserire il testo di una "canzone" del periodo di Gustave Nadaud.

    Purtroppo molto spesso le canzoni e/o gli stornelli,riportano la drammaticità degli eventi e di tutto ciò che li avvolge!!!

    Il Soldato di Marsala


    Eravamo in mille

    venuti d'Italia e da altrove;

    Garibaldi, in Sicilia

    ci portava come fucilieri;

    un giorno ero solo nella piana

    quando mi ritrovo davanti

    un soldato d'appena vent'anni

    che portava i colori del Re.

    Gli vedo spianare il fucile:

    era suo diritto; io armo il mio,

    lui fa quattro passi, io ne fo quattro,

    lui mira male, io miro bene.


    Ah! Maledetta sia la guerra

    che fa tirare di quei colpi;

    Versate nel mio bicchiere

    il vino di Marsala!



    Fece mezzo giro su se stesso.

    Perché diavolo mi ha mancato?

    Povero ragazzo! Era pallido;

    verso di lui sono accorso.

    Ah! Non cantavo vittoria,

    ma gli ho chiesto perdono.

    Aveva sete, gli diedi da bere,

    e d'un colpo mi vuotò la borraccia.

    Poi lo appoggiai a un albero

    e asciugai la sua fronte gelata:

    la sua fronte già sapeva di marmo.

    Se egli poteva non esser che ferito!



    Ah! Maledetta sia la guerra

    che fa tirare di quei colpi;

    Versate nel mio bicchiere

    il vino di Marsala!


    Ho voluto medicare la sua ferita

    Ho aperto la sua uniforme bianca:

    La palla, senza ripercussione

    Era passata a fianco del cuore.

    Tra la casacca e la camicia,

    ho visto un ritratto a colori

    di una Signora matura e florida

    che sorrideva dolcemente.

    Poi, ho vissuto, solo Dio sa come,

    quel tanto che la cosa deve durare,

    il veder morire un giovane ragazzo

    e la bella signora piangere.



    Ah! Maledetta sia la guerra

    che fa tirare questi colpi!

    Che si portino via il bicchiere!

    Questo è accaduto a Marsala!
    -----------------------------------------
    Meditiamo Gente....Meditiamo!

    Ciao Rocco


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    Il Soldato di Marsala Empty Garibaldi Giuseppe:Eroe o Mercenario?

    Messaggio Da Ammiraglio il Dom 25 Lug 2010, 18:32

    Qui invece si afronta un argomento assai più Interessante!
    Giuseppe Garibaldi!

    Che ruolo svolse veramente?

    Date un occhiata al Video:



    Ciao Rocco


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    Il Soldato di Marsala Empty I Borboni

    Messaggio Da Ammiraglio il Dom 25 Lug 2010, 18:46

    Ma cominciamo a conoscere meglio quelli che furono i "Nemici",l'erba cattiva,le mele marce per coloro che vollero "Unificare" l Italia........I Borbone!

    A voi le considerazioni.

    Parte 1^



    Parte 2^



    Ciao Rocco


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    Il Soldato di Marsala Empty Re: Il Soldato di Marsala

    Messaggio Da caracciolo il Dom 25 Lug 2010, 20:59

    un tema a me molto caro anche se non e come sembra non sono mai stato un filoborbonico
    come sempre la realta viene distorta dai vincitori
    come dissi a qualcuno nell altro forum girando per archivi venni a conoscenza dei rapporti delle spie borboniche dove si delucida tutta la situazione durante la guerra se cosi si puo chiamare
    tra i grossi errori storici e che garibaldi combattesse sotto il nome di vittorio emanuele falso nessuno sapeva che garibaldi e vittorio emanuele erano in combutta altro errore e che i soldati erano solo mille e che fossero tutti del sud
    la maggior parte dei molti sbarchi avvenuti in sicilia erano veterani sardi delle guerre contro gli austriaci

    le navi coinvolte erano decine che si muovevano in lungo e in largo molte venivano bloccate e sequestrate ma battendo bandiere strane e venivano liberate il re franceschiello francesco secondo ventenne piu volte interpello il cugino vittorio emanuele sulla questione e emanuele categoricamente rigetto le accuse anzi si vedeva sconcertato

    localmente il risentimento borbonico era elevato dato che i moti del 48 in sicilia erano stati soppressi con il sangue bombardando citta come palermo e con una feroce repressione locale
    cosa avvenuta anche in calabria a bari e in campania
    molti del sud si unirono per un ideale liberatorio si vederva in garibaldi un unificatore ma non sotto una corona savoia
    garibaldi prometteva terre e lavoro libero dai modelli di sviluppo feudatari che erano usuali nel regno
    anche se napoli era una capitale di rilievo 3 citta in europa come popolazione 1 come reddito procapite un urbanistica invidiabile a parigi prima citta ad avere l acqua corrente in casa maggior numero di publicazioni scentifiche in campo medico brevetti, letterario musicale capitale della belle epoque
    ecc eccetera cose varie che si trovano in rete
    pero come disse non so chi era un regno con una grande testa ma con un esile corpo
    la popolazione delle campagne era totalmente emarginata dalla sociata attiva
    per questo il consenso garibaldino viene proprio dalla campagna supersfruttata
    dove proveniva anche la maggior parte dell esercito borbonico
    (napoli poi era sempre stata una citta filo giacobina republicana oltre parigi e stata l unica citta a avere una rivoluzione illuministica
    rivoluzione fallita proprio ad opera della chiesa e dei francesi stessi che non vedevano di buon occhio una cosa del genere
    e poi dal mancato appoggio dalla classe borghese molto tutelata dai borbone di napoli differentemente dal borbone francese)
    il re a napoli praticamente non aveva piu nessuno a difenderlo l esercito era incazzato gli ufficiali per la maggior parte comprati il popolo era statotradito nel momento del bisogno
    la difesa era impossibile


    le cause sonpo poi una cosa molto interessante contrariamentte a quanto detto vittorio emanuele non ha mai voluto conquistare il sud per unire l italia ma per proprio interesse la casata savoia dopo le drammatiche campagne contro l austria era profondamente indebitata con i borbone di napoli quasi per il 50 percento delle entrate dell erario
    quindi una guerra ad un regno estremamente ricco e indifeso era l ideale
    ricordiamo che il regno di napoli era lunico regno in europa oltre a qualcun altro che non ricordo che non esercitava la finanza publica a debito ma a soldi in cassa questo faceva si che non risultasse del debito che doveva pagare la popolazione in seguito
    come succede oggi come debito pubblico
    al momento del unificazione di italia il regno delle 2 sicilie contribuisce per l 80 percento della nuova cassa della banca d italia

    le entrate maggiori del regno erano tassazioni sulle esportazioni molto fiorenti che facevano il regno delle 2 sicilie lo stato con piu tonneggio commerciale d europa
    il regno delle 2 sicilie era un paese trasformatore e attraeva capitali e imprese straniere esempi sono le industrie private inglesi nel campo navale e americane nel campo dell industria bellica
    aveva una industria pesante nazionalizzata molto rilevante che inserita in un sistema cantieristico moderno faceva del sud italia il fiore all occhiello della navaltecnica d italia
    oltre a francia e gran bretagna erano gli unici a produrre motori a vapore navali oltre i 300 cavalli


    dopo l unione si e avuta l automatica distruzione del regno stesso durante i successivi 20 annile industrie statali vennero espropriate e partirono per il genovese e il torinese tutte le sociata private impegnate nella costruzione di servizi tipo ferrovie unita navali ecc ecc strade ponti acquadotti non vennero pagate perche l appalto era avvenuto sotto i borbone vari esempi di questo tipo ci sono ma il piu eclatante fu quello della farrovia napoli bari con traforo annesso la sociata di cui non ricordo il nome non venne pagata e falli miseramente
    venne pero pagata una sociata di genova che ultimo gli ultimi 500 metri di binari gli appalti nel sud vennero tutti affidati a nuove societa che nascevano al nord
    per vedere un altro soldato o appalto o incarico publico nel regno di italia proveniente dal sud bisognera aspettare 20 anni

    le terre e la liberta promesse si rivelarono vuote anzi i vecchi signorotti vennero tutti rimessi al loro posto che si vendicarono delle ribellioni avvenute nel periodo caldo della guerra provovcando cosi il fenomeno ridotto a brigantaggio ma fu una rivoluzione( tanto che alcuni paesi tipo melfi si ribellarono e reissarono la bandiera borbonica) fenomeno che fece piu di 150000 morti nel arco di 20 anni
    dove i bersaglieri e carabinieri allora piu di oggi era un corpo militare fucilarono paesi interi della sila e della basilicata sud campania
    dove era collocata la maggior parte della popolazione contadina cosa che non cambiera fino agli anni 60 70 basta vedere qualche documentario degli anni 60 sulla puglia o sulla basilicata o qualunque altro posto del sud per rendersene conto


    ultime curiosita quasi 200000 soldati borbonici forono deportati nei piemonte e nel savonese e solo 1000 tornarono a casa morirono per malattie fame e stenti venivano impiegati per lo piu come forzati


    queste sono state le pagine piu nere del nostro paese che nessuno ricorda e nessuno vuole piu ricordare e dire
    il sogno di un italia unita di poeti e scrittori e rimasto tale
    forse perche non fu fatta come nelle altre nazioni dalla gente ma da re macellai
    di fatti i moti rivoluzionari di milano roma palermo bari fallirono per mancanza di mezzi e ad opera di potenze straniere
    che per 1500 anni scorazzavano indisturbate nella penisola chiunque voleva un pezzo di italia si svegliava una mattina e e lo andavaa prendere specialmente il sud ormai abituato a cambiamenti di corone sevediamo lo stemma delle 2 sicilie bastapoco per rendersene conto mancano solo gli americani e inglesi
    e abbiamo tralasciato tutti quelli di tradizione mussulmana
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    Messaggio Da Ammiraglio il Dom 25 Lug 2010, 21:42

    Francamente questo tipo di raggionamento "Storico",ed in qualche modo "provocatorio",mi ha sempre trovato d'accordo!
    Dico Provocatorio,non verso qulcuno in particolare,ma nei confronti del informazione in generale!
    Infatti usciamo da scuola con la "consapevolezza" che il Signor Garibaldi Giuseppe,fù ed è l'eroe dei 2 Mondi,ma senza aver scavato aprofonditamente in quel che i fatti (quelli veri intendo) furono.

    Un uomo che si "imbarca" in un impresa Totalmente Impossibile come quella che i Testi scolastici narrano,Non è Mai esistito,e Mai esisterà........a meno che non sia spalleggiato da eserciti sia da campo che da Flotta!

    Inoltre nessuno si muove a favore di uno stato non suo per un ideale non suo (a parte un paio di eccezioni)......sempre a meno che l'ideale non sia Moneta suonante!

    In merito a questo,publico un articolo di Alex Lattanzio,che descrive in maniera "cervellotica",ma abbastanza esaustiva l'impresa Garibaldina.

    PS:Visto che l'articolo non è Mio,mi scuso anticipatamente con l'autore per la publicazione.

    DI ALEX LATTANZIO
    Aurora

    Per mettere un pietra tombale sul 'mito' Garibaldi

    I festeggiamenti per il 200° anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi, con tutto lo stantio corteo di corifei e laudatori, non ha suscitato dibattiti né analisi sul processo di 'unificazione' dell'Italia. Questo evento non è diventato occasione per affrontare i nodi della storia italiana, o meglio italiane. Niente di niente. Neanche gli atenei o le accademie, né ricercatori e né docenti, hanno avuto il coraggio di affrontare, in modo serio e complessivo, la natura del processo storico italiano che va dall'Unità ad oggi. Anzi, il 'General intellect' italiano, a ennesima dimostrazione della sua subalternità e del suo provincialismo, ha solo prodotto qualche raccolta di 'memorie' dei garibaldini, veri o presunti poco importa, spacciandola come lavoro storico e di analisi storica. Nulla di più falso, poiché ogni vero storico sa che la memorialistica è altamente inaffidabile; e l'Italia è la patria delle 'memorie' scritte per secondi fini politico-personalis tici. Inoltre, 'voler costruire' la storia patria raccogliendo le memorie di una parte sola, che ha una memoria… appunto 'parziale', ha più il sapore dell'opera di indottrinamento e della retorica, piuttosto che della onesta e disinteressata ricerca storica.

    Capisco che in questi anni di disfacimento nazionale, di contestazione dell'Italia quale nazione unica, e dell'italianità quale sentimento 'patriottico', alcuni settori ideologicamente e strumentalmente legati al cosiddetto 'risorgimento' sentano il bisogno di ravvivare un 'patriottismo nazionale' che almeno salvaguardi la concezione, attualmente propagandata nelle scuole e nei media, che si ha della storia italiana. Soprattutto proprio quella riguardante il periodo della costituzione della sua statualità unitaria.
    Ma il fatto è che, con il riproporsi di schemi patriottardi e di affabulazioni devianti, non si renda proprio un buon servizio neanche alla storia dell'Italia.

    La figura di Giuseppe Garibaldi, in tal caso, è centrale; non in quanto super-uomo o eroe di uno o più mondi. Ma in quanto strumento di 'forze superiori', ma non sto parlando della Storia con la 'S maiuscola', ma più prosaicamente di mercati, risorse, capitali, commerci, banche e finanza, ecc. Insomma, delle regole e dinamiche dettate dai rapporti di forza tra potenze coloniali, tra i nascenti imperialismi, l'equilibrio tra potenze regionali e mondiali. E in questo contesto deve essere inserita, appunto, la figura di Garibaldi. Lasciamo agli affabulatori e agli annebbianti i raccontini sull''eroe dei due mondi' e sul 'Cincinnato di Caprera'. Partiamo, quindi, dall'analizzare il ruolo e la posizione dell'obiettivo principe della più notoria spedizione dell'avventuriero nizzardo: la Sicilia.

    La Sicilia, granaio e giardino del Regno di Napoli (o delle Due Sicilie), oltre ad avere una economia agricola abbastanza sviluppata, almeno nella sua parte orientale, ovvero una agrumicoltura sostenuta e avanzata, necessaria ad affrontare il mercato internazionale, sbocco principale di tale tipo di coltura; possedeva una forte marineria, assieme a quella di Napoli, tanto da essere stata una nave siciliana, la prima ad inaugurare una linea diretta con New York e gli Stati Uniti d'America. Marineria avanzata per sostenere una avanzata produzione agrumicola destinata al commercio estero, come si è appena detto. Capitalismo, altro che gramsciana 'arretratezza feudale'. Ma il fiore all'occhiello dell'economia siciliana era rappresentato da una risorsa strategica, all'epoca, ovvero lo zolfo. Lo zolfo e i prodotti solfiferi, erano estremamente necessari per il nascente processo di industrializzazione. Lo zolfo veniva utilizzato per la produzione dell'acciaio, per la preparazione di sostanze chimiche, come conservanti, esplosivi, fertilizzanti; era insomma il lubrificante del motore dell'imperialismo, soprattutto di quello inglese. Con la rivoluzione nella tecnologia navale, ovvero la nascita della corazzata, e la diffusione delle ferrovie in Europa, e non solo; ne fanno montare la domanda e, quindi, la necessità di sempre maggiori quantità di acciaio, ferro e ghisa. Quindi i processi produttivi connessi, richiedono sempre più ampie quantità di zolfo; cosi come la richiedono l'economia moderna tutta, industriale e commerciale. Tipo quella dell'Impero Britannico.

    La Sicilia, alla luce dei mutamenti epocali che si vivevano alla metà dell'800, diventa un importante obiettivo strategico, un asset geo- politicamente e geo-economicamente cruciale. Difatti l'Isola possedeva 400 miniere di zolfo che, all'epoca, coprivano circa il 90% della produzione mondiale di zolfo e prodotti affini. Come poteva, l'Isola, essere ignorata dai centri strategici dell''Impero di Sua Maestà'? Come potevano l'Ammiragliato e la City trascurare la posizione della Sicilia, al centro geografico del Mediterraneo, proprio mentre si stava lavorando per realizzare il Canale di Suez? La nuova via sarebbe divenuta l'arteria principale dei traffici commerciali e marittimi dell'Impero Britannico. Come potevano ignorare tutto ciò i Premier e i Lord, gli imperialisti conservatori e gli imperialisti liberali, i massoni e i missionari d'Albione? Come? E come potevano dimenticare che, all'epoca, il Regno di Napoli e le marinerie di Sicilia e della Campania, marinerie mediterranee, fossero dei temibili concorrenti per la flotta commerciale inglese? Come potevano?

    Il 'General Intellect' dell’imperialismo inglese, il maggiore dell'epoca, non poteva certo ignorare e trascurare simili fattori strategici. Loro no. Semmai a ignorarlo è stato tutto il circo italidiota dei laudatori del Peppino longochiomato e barbuto. Tutti i raccoglitori di cimeli garibaldineschi, più o meno genuini, non hanno mai avuto il cervello (il cervello appunto!) di capire e studiare questi 'trascurabili' elementi. La Sicilia è terra di schiavi e di africani, barbara e senza storia, non vale certo un libro che ne spieghi anche solo il valore materiale. Così vuole la vulgata dei nostrani storici accademici; o di venete 'storiche' contemporanee che, invece delle vicende dell'assolata terra triangolata, preferiscono dedicarsi alle memorie della masnada di mercenari vestiti delle rosse divise destinate, non a caso, agli operai del mattatoio di Montevideo.

    Tralasciando la biografia e gli interessi dei fratelli Rubattino, che attuarono quella vera e propria 'False Flag Operation' detta 'Spedizione dei Mille', giova ricordare che Garibaldi, prima di partire da Quarto, era stato convocato presso la Loggia 'Alma Mater' di Londra. Vi fu una festa pubblica, di massa, che lo accolse a Londra e lo accompagnò fino alla sede centrale della massoneria anglo- scozzese. 'La più grande pagliacciata a cui abbia mai assistito' scrisse un testimone diretto dell'evento. Un tal Karl Marx. Giuseppe Garibaldi venne scelto da Londra, poiché si era già reso utile alla causa dell'impero britannico. In America Latina, quando gli inglesi favorirono la secessione di Montevideo dall'impero brasiliano, e la conseguente guerra tra Brasile e Uruguay, Garibaldi venne assoldato per svolgere il ruolo di 'raider', ovvero incursore nelle retrovie dell'esercito brasiliano. Il suo compito fu di sconvolgere l'economia dei territori nemici devastando i villaggi, bruciando i raccolti e razziando il bestiame. Morti e mutilati tra donne e bambini abbondarono, sotto i colpi dei fucili e dei machete dei suoi uomini.

    Il compito svolto da Garibaldi rientrava nella politica di intervento coloniale inglese nel continente Latinoamericano; la nascita dell'Uruguay rientrava nel processo di controllo e consolidamento del flusso commerciale e finanziario di Londra verso e da il bacino del Rio de la Plata; la regione economicamente più interessante per la City. Escludere l'impero brasiliano dalla regione, era una carta strategica da giocare, perciò Londra, tramite anche Garibaldi, favorì la nascita dell'Uruguay. La borghesia compradora di Montevideo era legata da mille vincoli con l'impero inglese. Ivi Garibaldi svolse sufficientemente bene il suo compito. Divenne un 'bravo' comandante militare, solo perché si trovò di fronte i battaglioni brasiliani costituiti, per lo più, da schiavi neri armati di picche. Facile averne ragione, se si disponeva della potenza di fuoco necessaria, che fu graziosamente concessa dalla regina Vittoria.(*) L'eroe dei due mondi era stato richiamato a Londra, distogliendolo dal suo ameno lavoro: il trasporto di coolies cinesi, ovvero operai non salariati, da Hong Kong alla California. La carne cinese era richiesta dal capitale statunitense per costruire, a buon prezzo, le ferrovie della West Coast. Garibaldi si prodigava nel fornire l''emancipazione' semischiavista agli infelici cinesi, in cambio di congrua remunerazione dai suoi presunti ammiratori yankee. (2) Colui che richiese l'intervento di Garibaldi, in Sicilia, effettivamente fu un siciliano, Francesco Crispi. Egli venne inviato a Londra, presso i suoi fratelli di loggia, per dare l'allarme al gran capitale inglese: Napoli stava trattando con una azienda francese per avviare un programma per meccanizzare, almeno in parte, le miniere e la produzione dello zolfo.

    Il progettato processo di modernizzazione della produzione mineraria siciliana, avrebbe alleviato il popolo siciliano dalla piaga del lavoro minorile semischiavistico delle miniere di zolfo. Ma i baroni proprietari delle miniere, stante l'alto margine di profitto ricavato dal lavoro non retribuito, e timorosi che l'interventismo economico della 'arretrata amministrazione borbonica', potesse sottrarre loro il controllo dell'oro rosso, decisero di chiedere l'intervento britannico, allarmando Londra sul destino delle miniere di zolfo. Non fosse mai che lo stolto Luigi Napoleone potesse controllare il 90% di una materia prima necessaria alle macchine e alle fornaci del capitale imperiale inglese.

    Tutto ciò portò alla chiamata alle armi del loro 'eroe dei due mondi'. E i 'carusi' delle miniere solfifere devono ringraziare Garibaldi, e i suoi amici anglo-piemontesi, se la loro condizione semischiavista si è protratta fino agli anni '50 del secolo scorso. Le due navi della Rubattino, della 'Spedizione dei Mille', arrivarono a Marsala l'11 maggio 1860. Ad attenderli non vi erano unità della marina napoletana o una compagnia del corpo d'armata borbonico, forte di 10000 uomini, stanziata in Sicilia e comandata dal Generale Lanti. No. In compenso era presente una squadra della Royal Navy, posta nella rada di Marsala, a vigilare affinché tutto andasse come previsto. I 1089 garibaldini, in realtà, erano solo l'avanguardia del vero corpo d'invasione, una armata anglo-piemontese di 20000 soldati, per lo più mercenari, che attuarono, già allora, la tattica di eliminare qualsiasi segno di riconoscimento delle proprie forze armate. Infatti il corpo era costituito, in maggioranza, da ex zuavi francesi che avevano appena 'esportato' la civiltà nei villaggi dell'Algeria e sui monti della Kabilya. Inoltre, erano presenti alcune migliaia di soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in 'congedo', e riarruolati come 'volontari' nella missione d'invasione. Eppoi c'erano i veri e propri volontari/mercenari , finanziati per lo più dall'aristocrazia e dalla massoneria inglesi. Il primo scontro a fuoco, tra garibaldini e guarnigione borbonica, si risolse ufficialmente nella sconfitta di quest'ultima. Fatto sta che nella breve battaglia di Calatafimi, a fronte delle perdite dell'esercito napoletano, che ebbe una mezza dozzina di caduti, i garibaldini vengono letteralmente sbaragliati, subendo circa 100 tra morti e feriti. In realtà, nella mitizzata battaglia di Calatafimi, i soldati napoletani che cozzarono con l'avventuriero Garibaldi dovettero abbandonare il campo, poiché il comando di Palermo aveva loro negato l'invio di rifornimenti, soprattutto di munizioni, costringendo la guarnigione borbonica non solo a smorzare l'impeto con cui affrontarono i garibaldini, ma anche ad abbandonare il terreno, quindi, lasciando libero Garibaldi nel proseguire l'avanzata su Palermo.

    A Palermo, dopo la scaramuccia presso 'Ponte Ammiraglio', nell'allora periferia della capitale siciliana, il comandante della guarnigione borbonica decise di consegnare la città. Contribuì alla decisione, probabilmente, la consegna da parte inglese di un forziere carico di piastre d'oro turche. La moneta franca del Mediterraneo. L'avanzata dei garibaldini, rincalzati dal corpo d'invasione che li seguiva, incontrò un ostacolo quasi insormontabile presso Milazzo. Qui la guarnigione napoletana impose un pesante pedaggio ai volontari di Garibaldi. Infatti la battaglia di Milazzo ebbe un risultato, per Garibaldi, peggiore di quella di Calatafimi. A fronte dei 150 morti tra i napoletani, le 'camicie rosse' subirono ben 800 caduti in azione. La guarnigione napoletana si ritirò, in buon ordine e con l'onore delle armi da parte garibaldina! Ma solo quando, all'orizzonte sul mare, si profilò una squadra navale anglo- statunitense, con a bordo una parte del vero e proprio corpo d'invasione mercenario. Corpo che fu fatto sbarcare alle spalle della guarnigione nemica di Milazzo.

    Va sottolineato che i vertici della marina borbonica, come quelli dell'esercito napoletano, erano stati corrotti con abbondanti quantità di oro turco e di prebende promesse nel futuro regno unito sabaudo. Così si spiega il comportamento della marina napoletana, che alla vigilia dello sbarco di Garibaldi, sequestrò una nave statunitense carica di non meglio identificati 'soldati' (i notori mercenari), ma che subito dopo la rilasciò. Così come, nello stretto di Messina, la squadra napoletana evitò di ostacolare, ai garibaldini, il passaggio del braccio di mare, permettendo a Garibaldi e a Bixio di sbarcare sulla penisola italiana. Da lì fu una corsa fino all'entrata 'trionfale' a Napoli, dove Garibaldi fece subito assaggiare il nuovo ordine savoiardo: fece sparare sugli operai di Pietrarsa, poiché si opposero allo smantellamento delle officine metalmeccaniche e siderurgiche fatte costruire dall''arretrata' amministrazione borbonica.

    Certo, il regno delle Due Sicilie era fu reame particolarmente limitato, almeno sul piano della politica civica, ma nulla di eccezionale riguardo al resto dei regni italiani. Di certo fu che la monarchia borbonica, dopo il disastro della repressione antiborghese della rivoluzione partenopea del 1799, avviò una politica che permise il prosperare, nell'ambito della proprio apparato amministrativo e di governo, degli elementi ottusi, malfidati e corrotti. Condizione necessaria per poter perdere, in modo catastrofico, la più piccola delle guerre.

    In seguito ci fu la battaglia del Volturno, già perduta dai borbonici, poiché presi tra due fuochi: i mercenari di Garibaldi a sud e l'esercito piemontese a nord. E quindi l'assedio di Gaeta e Ancona, e poi la guerra civile nota come 'Guerra al Brigantaggio' . Una guerra che costò, forse, 100000 vittime. Prezzo da mettere in relazione con i 4000 morti, in totale, delle tre Guerre d'Indipendenza italiane. Solo tale cifra descrive la natura reale del processo di unificazione italiana.

    La Sicilia, in seguito, venne annessa con un plebiscito farsa (3); poi nel 1866 scoppiò, a Palermo, la cosiddetta 'Rivolta del Sette e mezzo', che fu domata tramite il bombardamento dal mare della capitale siciliana. Bombardamento effettuato dalla Regia Marina che così, uccidendo qualche migliaio di palermitani in rivolta o innocenti, si 'riscattò' dalla sconfitta di Lissa, subìta qualche settimana prima e da cui stava ritornando. Subito dopo esplose, a Messina, una catastrofica epidemia di colera, la cui dinamica stranamente assomigliava alla guerra batteriologica condotta dagli yankees contro gli indiani nativi d'America. Migliaia e migliaia di morti in Sicilia.

    Tralasciamo di spiegare il saccheggio delle banche siciliane, che assieme a quelle di Napoli, rimpinguarono le tasche di Bomprini e di altri speculatori tosco-padani, ammanicati con le camarille di Rattazzi e Sella; la distruzione delle marineria siciliana; lo stato di abbandono della Sicilia per almeno i successivi 40 anni (4); la feroce repressione dei Fasci dei Lavoratori siciliani; l'emigrazione epocale che ne scaturì. Infine un novecento siciliano tutto da riscrivere, dall'ammutinamento dei battaglioni siciliani a Caporetto alle vicende del bandito Giuliano, uomo del battaglione Vega della X.ma Mas, che fu al servizio degli USA e del sionismo; per arrivare alla vicenda del cosiddetto 'Milazzismo' e a una certa professionalizzazione dell''antimafia' (che va a braccetto con quella di certo 'antifascismo') dei giorni nostri.
    Garibaldi, una volta sistematosi a Caprera, aveva capito che la Sicilia e il Mezzogiorno d'Italia, non gli avrebbero perdonato ciò che gli aveva fatto.

    Alessandro Lattanzio


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    Messaggio Da caracciolo il Lun 26 Lug 2010, 03:00

    vero
    anche se non conoscevo tutte le le vicende narrate soprattutto del nuovo mondo
    lo zolfo siciliano era una della cause che muoveva gli inglesi il re delle 2 sicilie ruppe il contratto che aveva stipulato in patti precedenti che assicurava all inghilterra un approvigionamento a basso costo dello zolfo
    gli inglesi coprono lo sbarco garibaldinio mentre 2 navi cercano di bombardare a distanza, una nave inglese si mette alla fonda nella traettoria impedendo un cannoneggimento vitale
    le navi borboniche daltro canto poterono solo assistere allo sbarco per non far scoppiare un caso diplomatico che la stessa inghilterra cercava
    francesi e inglesi non hanno mai perdonato le 2 sicilie per la neutralita e l appoggio alla russia durante la guerra di crimea


    po ce da dire che il maggior rivale all inghilterra nel mediterraneo per la produzione tessile era il regno delle 2 sicilie
    e allora la produzione tessile era la maggiore fetta dell industria mondiale
    tutta una serie di motivi hanno fatto si che in quel determinato momento storico si avesse l unione d italia
    ricordiamo che tra i tanti che cercarono l unione solo 50 anni prima ,murat parte con una spedizione per unificare la penisola di lingua italiana
    progetto che poi fallira contro gli austriaci

    ps le 2 sicilie e tutto il territorio continentale e della sicilia mentre i regno di napoli e sola parte continentale
    regno di sicilia e napoli erano separati solo sulla carta tranne nei primi momenti nel 300
    quando napoli si ritrova capitale per caso durante i vespri siciliani
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    Messaggio Da BravoTango il Mar 05 Ott 2010, 14:10


    Tanto perchè la storia si sappia.
    In merito a Garibaldi, all'Unità d'Italia e al Regno d'Italia allego questa lettera indirizzata all'allora presidente della repubblica

    Mario Folino Gallo Lettera aperta al Presidente della Repubblica italiana Dott. Azeglio Ciampi

    Sig. Presidente,
    La rivendicazione degli ebrei all'ottenimento del rispetto universale, parte dai terrificanti numeri dei morti deportati dell'olocausto. Terrificanti e raccapriccianti per l'entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutta l'umanità riconoscendo la giustezza delle rivendicazioni ebraiche si schiera dalla sua parte, giustamente, ricercando, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili (oltre la caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti). Lei si sta accingendo a compiere il viaggio della memoria nelle terre dei re chiamati Galantuomo, Buono, Soldato, perché una agiografia e storiografia di parte e una scuola di regime hanno fatto credere a milioni di italiani che la casta sabauda fosse fatta di Galantuomini, di Buoni e di Soldati. Le cose non stanno così purtroppo.
    Per quanto riguarda la questione Savoia il ragionamento dovrebbe essere analogo a quello degli ebrei. A condizione che si possano conoscere i numeri riguardanti:
    1) i morti procurati al Sud con l'invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione fatta chiamare dal re Galantuomo Vittorio Emanuele II repressione del brigantaggio. Secondo La Civiltà Cattolica del tempo i morti furono assai maggiori dei voti del plebiscito. A conti fatti, più di un milione
    2) i beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori
    3) gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alle persecuzioni , alla fame, alla miseria e all'oppressione delle orde piemontesi. Sono 25 milioni Sig. Presidente. Emigrazione biblica dei duosiciliani dopo il nefando 1861 ( medie annue: dal 1863 al 1880, 110.000; fino al 1900, 310 mila; fino al 1905 , 554.000; fino al 1913, 811.000), poi i nostri compatrioti divennero carne da cannone per la prima guerra mondiale ( il Sud ebbe 350 mila morti ) e per la seconda guerra mondiale ( il Sud ebbe 210 mila morti ) dopo quest'ultima guerra sono stati cacciati dal Sud altri 5 milioni di persone e l'emorragia continua con 100.000 nostri connazionali costretti ad emigrare nell'anno corrente. Una vera vergogna per l'Italia repubblicana e democratica. Uno stillicidio. Una diaspora che nemmeno gli ebrei hanno avuto.
    4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivars, escudos, marchi, franchi procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell'arco di un secolo ed oltre da chi prima del 1860 non conosceva cosa fosse l'emigrazione, gli emigranti meridionali appunto. Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell'Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni cispadani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista e piduista, condannato soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.

    5) i morti delle guerre coloniali; i morti contadini ed operai nelle varie repressioni a favore del capitalismo liberista ( cattolici, socialisti, comunisti, borbonici, papalini uccisi dai vari Fumel, Della Rocca, Pinelli, Bixio, Bava Beccaris, Lamarmora ecc ecc); quelli procurati dalle cannonate sulla Sicilia nel 1866, quelli dei fasci sicliliani, quelli di Milano con il criminale Bava Beccaris su ordine del re Buono e quelli della Prima e Seconda guerra mondiale per colpa del re soldato detto pippetto. Se qualcuno vuole dare i numeri è libero di darli ma dovrebbe riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscisse farebbe un buon servigio al popolo Meridionale e scoprirebbe che le cifre vanno ben oltre quelle, maledette dell'olocausto.
    I piemontesi furono degli assassini spietati, invasero il Regno delle Due Sicilie a tradimento e senza dichiarazione di guerra; rasero al suolo 54 paesi, incendiarono villaggi, bruciarono i raccolti dei contadini per anni, scannarono armenti e bambini, donne, vecchi. Il generale Pinelli negli Abruzzi incendiò 14 paesi in pochi giorni, Bixio eseguì 700 ( settecento) fucilazioni di contadini ed operai con l'assenso dei Savoia. Vi furono eccidi disumani, tremendi, barbari, truculenti. Quegli assassini dei fratelli d'Italia cominciarono a Genova nel 1849 ove il generale Lamarmora soffocò nel sangue il rigurgitare repubblicano dei genovesi, ne morirono circa 700 e la città messa a sacco e fuoco, la violenza dei bersaglieri i liguri se la ricordano ancora. Poi il garibaldino Bixio su ordine del suo generale pirata dei due mondi massacrò i siciliani a Bronte, Recalbuto, a Linguaglossa, e in tutta la fascia etnea, il tutto coordinato dal console inglese che stava a Messina e in nome dei Savoia.
    Gaeta, simbolo del martirio del Sud fu sprofondata da 160 mila bombe dal generale Cialdini, ritenuto macellaio dal popolo del Sud. Gaeta fu rasa al suolo e i morti furono migliaia, sia civili che militari; i gaetani, dopo l'assedio chiesero i danni di guerra al governo torinese, stiamo ancora aspettando quei soldi, due milioni di lire del 1861. Noi li vogliamo. Se questa repubblica, ha ereditato quella italietta artificiale dai Savoia che paghi Sig. Presidente. Gli eccidi si susseguirono senza soluzione di continuità per oltre dodici anni; gli stati d'assedio erano la regola dei Savoia per scannare i nostri compatrioti Meridionali; la Legge Pica emanata nel 1863 è stata la legge più infame che un parlamento avesse potuto emanare, sotto l'egida savoiarda. Con quella legge furono istituiti tribunali di guerra in tutto il Sud, i soldati avevano carta bianca, le fucilazioni erano cosa ordinaria e non straordinaria. A causa di quella legge furono fucilati vecchi di 90 anni e bambini di dieci e dodici anni. Eccidi vi furono a Vieste, a Venosa, a Bauco, ad Auletta, a Gioia del Colle, a Sant'Eramo, a Pizzoli, a Pontelandolfo e Casalduni ove il generale Negri su comando di Cialdini arrostì e fucilò quasi mille persone; a Nola il generale Pinelli fece fucilare 232 paesani; a Montefalcione fu ecatombe, a Montecillone pure; a Teramo in una settimana furono trucidati 526 contadini; a Isernia i garibaldini ne trucidarono altri 1500; in Basilicata i morti non si contarono, solo il cielo sa quanti furono, in Calabria il generale Gaetano Sacchi fucilò a centinaia i calabresi paesani fino al 1870 e passa, il generale Fumel in un memoriale disse di aver fucilato almeno trecento tra briganti e non briganti; il generale Della Rocca disse che i suoi ufficiali fucilavano solo i capi dei briganti (come venivano chiamati i nostri patrioti e partigiani), e siccome erano migliaia le fucilazioni telegrafava a Torino dicendo di aver fatto fucilare uno,due tre sessanta capi briganti; in Sicilia vi furono migliaia di morti, nel basso Lazio, nel beneventano, nel Molise, nell'avellinese, in Capitanata.
    La nostra terra è inseminata di croci, di morti senza nome. Non vi fu villaggio non insozzato dalle orde piemontesi. A Gaeta, nel 1960 trovarono una foiba con duemila morti fucilati sullo spiazzo di Montesecco, li ricordava una stele, una piramide tronca, anche quella è sparita, la gente non deve ricordare, Cavour diede ordine a Cialdini di sparare cannonate anche dopo l'armistizio, durante l'assedio di Gaeta. I piemontesi si comportarono da veri assassini e criminali di guerra. Sig. Presidente, ci fa piacere che stia ricordando agli italiani di San Martino e Solferino dove i francesi si comportarono da eroi, in cambio vollero Nizza e la Savoia e i nostri statisti, ritenuti sommi, li accontentarono. Per molti quegli statisti furono solo dei traditori della patria. Vendettero la moglie al diavolo.
    Ci fa piacere Sig. Presidente, veramente. Il Sud si rallegra di questo, capiamo la sua voglia di unire la Patria sotto un inno nazionale che non capiamo, sotto una bandiera tricolore a cui abbiamo giurato fedeltà e che rispettiamo comunque; tre colori: verde uguale a prosperità dei padani, bianco come la neve delle alpi, rosso come il sangue versato dai meridionali durante la costruzione artefatta di questa Italia che amiamo tanto. I secessionisti hanno tentato la fuga, lo sappiamo.
    L'Italia era costituita da sei staterelli poveri, e da un grande Stato, il Regno delle Due Sicilie, ricco e prospero ove non si conosceva l'emigrazione e la disoccupazione era parola sconosciuta. Per Noi Meridionali l'Italia è nata il 2 giugno del 1946 e in quel giorno nacque il patto tra Nord e Sud che ormai sembra scemare. Non per colpa Nostra. Il Risorgimento piemontese e nordista non ci appartiene, quella genia di malfattori siano incensati da altri.
    Lei Sig. Presidente deve essere Super Partes, Noi non possiamo santificare chi ha commesso eccidi nefandi, chi ha derubato il Sud di tutto, chi ha commesso crimini contro l'umanità. È contro la storia, è contro il nostro essere Meridionali.
    Il Sud, nella sua memoria storica ricorda gli eccidi piemontesi, ricorda le stragi, ricorda i crimini commessi in nome e per conto dei Savoia e si sente offeso quando gli si vuole imporre una storia non veritiera; la gente del Sud ribolle rabbia quando gli si ricorda dei Savoia o dei nazisti.
    Cavour, Garibaldi, Vittorio Emanuele II di Savoia non sono i nostri eroi Sig. Presidente, non si può far studiare nelle scuole che quei signori ci hanno liberato dalla barbarie e dal tiranno, la ragione è solo una, tiranni e criminali erano loro, i savoiardi appunto. Il Sud era industrioso, laborioso e soprattutto pacifico, mai i nostri governati han dichiarato guerre ad alcuno. Da noi si costruì la prima ferrovia d'Italia, le prime navi a vapore e in ferro, da Noi vi erano le più grandi fabbriche d'Italia....
    .... da noi vi era lo stabilimento di Pietrarsa, quello della Mongiana o i cantieri navali di Castellammare, da noi vi erano fabbriche di tessuti, di specchi, industrie metallurgiche; vi lavoravano 1,600,000 persone e da Noi vi era un'agricoltura fiorente all'avanguardia; da Noi vi erano banche dei Merdionali, società di assicurazioni, società di mutuo soccorso; da Noi vi erano capitali; da noi nacquero le prime comunità di tipo collettivo e le prime case per gli operai; da noi venne introdotta, per prima, la pensione ; da Noi vennero inventati gli assegni bancari; da Noi scomparì per prima la povertà: si costruirono gli alberghi dei poveri per dare loro un riparo ed un mestiere.
    Da Noi arrivò il gas nel 1836 e nel 1852 il telegrafo elettrico, primissimi in Italia; da Noi la terra fu tutta bonificata e data ai contadini del Sud, ciò che non fecero i sabaudi prosciugando parte della pianura pontina che regalarono ai veneti e friulani mentre i nostri contadini erano costretti all'emigrazione. Tutto questo è stato distrutto dai savoiardi.
    Noi siamo un popolo civile Sig. Presidente, l'annessione dell'Italia, quella vera, quella della civiltà, quella di Archimede, di Parmenide, di Zenone, di Epicuro, di Pitagora) operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni storici ha dato vita all'unità. L'unità d'Italia fatta dai Galli. Incultura o dabbenaggine? L'Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti di certi meridionali e dai cuori dei felloni, ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, sempre pagati dal Sud.
    Vi è stato sempre chi ha creduto nelle favole, come certo Mussolini, stampella dei Savoia e del vapore padano, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria nell'ora della pugna e del pericolo, se li vide arrivare in Sicilia, ad Anzio e a Salerno. Tutti figli dei diasporati in America dai Savoia. Arrivarono eccome gli italici! E Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia. Lei Sig. Presidente ha sofferto la fuga del Savoia infingardo, l'hanno sofferta milioni di italiani, milioni di europei, milioni di americani, australiani, neozelandesi, africani. L'Italia ridotta a maceria, alla fame, all'emigrazione.
    Sig. Presidente,
    A Sand Creek gli americani assassinarono 165 Cheyenne ed Aràpaho ma dopo 136 anni, sentendo i lamenti di Antilope Bianca, di Donna Sacra e di Pentola Nera massacrate sulle rive di quel di torrente di sabbia il Congresso americano ha sentito il dovere di approvare all'unanimità l'erezione di una stele che ricordasse al mondo tale nefando eccidio. Non fu certo l'unica strage perpetrata dai soldati blu americani quella di Sand Creek e il lontano west oggi è pieno di stele e monumenti che ricordano le barbarie commesse per costruire quel gigante economico che è oggi l'America.
    Lei sta visitando i luoghi e i siti cari alla leggenda risorgimentale: San Martino, Solferino, Novara, Goito, Torino, le case dei cosiddetti padri della Patria per infondere negli italiani l'amore per la bandiera, per l'inno nazionale, per unire gli italiani. Fa bene Sig. Presidente, glielo diciamo col cuore.
    Nel 1860 l'Italia il Regno delle Due Sicilie era il più ricco tra gli Stati italiani, il suo debito pubblico era tenuissimo, la sua riserva aurea pari al doppio di quelle degli altri stati della penisola messi assieme. Il Tesoro italiano, costituito nel 1861, era di 668 milioni di lire di cui 443 appartenevano al Reame e solo 8 alla Lombardia e 27 al Piemonte che ci lasciò un debito pubblico di oltre un miliardo di allora, debito che il Sud sta ancora pagando con lacrime e sangue. Nel vituperato regno dei Borbone non esisteva quasi la disoccupazione, la povertà era stata estirpata, i poveri censiti messi nei vari alberghi dei Poveri a imparare un mestiere e l'emigrazione era parola inesistente nel vocabolario delle nostre popolazioni. Il primo ad emigrare fu Francesco II di Borbone che il 14 febbraio del 1861 dopo aver difeso la sua patria fino alla morte, da vero eroe dovette andare in esilio a Roma, ospitato dal papa nel palazzo ove Lei oggi risiede, e fatto morire all'estero dai Savoia.
    Sig. Presidente,
    per dodici anni il Sud fu immolato alla causa dell'Italietta artificiale ed artificiosa dei Savoia, i Meridionali trattati da quegli assassini dei fratelli d'Italia come maiali da appendere e spennare. Un grande meridionalista di nome Antonio Gramsci, il cui padre era di Gaeta che conoscendo a menadito la storia ebbe a dire che Lo Stato italiano (leggasi sabaudo) è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti.

    X IL PARTITO DEL SUD - ANTONIO CIANO
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    Messaggio Da caracciolo il Mar 05 Ott 2010, 15:11

    commovente e dire poco
    oggi a gli italiani spetta l arduo compito di fare finalmente un paese unito
    augusto fu il primo ad identificare l italia come nazione


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    Messaggio Da bussolino il Ven 15 Ott 2010, 21:59

    da marco,
    scusate se entro unpoco in campo.
    vivo da quasi 27 anni in germania e prima ero molto in giro per il mondo, e credetemi all estero i ns connazionali sono molto piu tricolori di quanto pensiate, di qualunque regione venghino.
    il ns paese non ee meglione peggio di tutti altri, ma!!!

    io credo nel detto che la cosa piu bella sia rendere gli altri felici.

    amo molto il ns tricolore e la ns terra (tutta, non solo una parte), e se riesco, il mio piu grande desiderio sara un giorno di poter avere la possibilita di ritornareci senza problemi x quale regione.
    la storia ee stata a volte molto cattiva con i ns cittadini e paese, dobbiamo pero guardare al davanti e imparare dal passato.

    non dessidero fare discorsi fuori dal modellismo o storia navale, percio auguro che tutti insieme a bordo di questa grande nave che ee il ns paese, si dia una mano x gli altri, solo cosi saremo sulla rotta giusta.

    cordialmente marco
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    Messaggio Da Nostromo il Ven 15 Ott 2010, 22:21

    bussolino ha scritto:...percio auguro che tutti insieme a bordo di questa grande nave che è il ns paese, si dia una mano x gli altri, solo cosi saremo sulla rotta giusta.

    cordialmente marco

    Bassolino for President!!! Davvero Caro Marco, le radici hanno un senso. Pensa a mettere in opera modelli italiani, parlando di modellismo, la penisola è colma di mare e di pesca da sempre, e la guerra...anch'essa da sempre...Mare Nostrum e quindi dalle navi lunghe della Serenissima, le Repubbliche Marinare, e poi anche il fottuto "Vaticano", fino a quel lazzarone di Ferdinando di Borbone e ciò che era la fucina degli inglesi nel mar Mediterraneo, la dicono mooolto lunga. E Caracciolo studia...a da passà a'nuttata! Il Soldato di Marsala 337345
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    Messaggio Da caracciolo il Ven 15 Ott 2010, 23:18

    io come altri non sto mettendo in dubbio il tricolore o la solidita nazionale
    se ho dato quest impressione ho sbagliato
    la questione che intendo far emergere e che molti sono morti durante quella fase storica e chi moriva rivendicava semplicemente liberta uguaglianza diritti e anche una nazione unita e chi sparava aveva le penne del gallo cedrone e parlava italiano
    tutti questi morti nessuno li ricorda perche sono un onta sul tricolore e nessuno mettera una corona di fiori sulle loro tombe(per chi ce l ha)quando ci saranno i festeggiamenti l anno prossimo
    gli italiani al estero sono piu italiani di noi
    il fatto di trovarsi in una nazione straniera li fa finalmente rendere conto delle cose che hanno in comune
    non sono io a alzare la bandiera col sole delle alpi o quella dei borboni
    la mia unica questione e il sangue ignorato e cercare una risposta alla domanda
    come mai una lingua di terra nel mediterraneo che ha uno degli assetti industriali piu avanzati in europa un economia piu o meno solida
    in meno di 20 anni diventa una delle zone piu degradate d europa e ci rimarra fino ad oggi
    considerando che la stessa lingua di terra diventa sempre piu arretrata
    quando analizzando nel globale la nazione italia e l europa stessa ,si trovano in un momento di crescita demografica ed economica senza precedenti nella storia

    non dimentichiamo che nel sud troviamo una societa spaventosamente medioevale fino al 1970 se vediamo alcuni reportage dalle puglie sicilia basilicata campania basso lazio calabrie gli stessi vicoli di napoli
    si vedono cose allucinanti


    e io devo chiedermi come individuo pensante(come tutti da aosta a pantelleria )come mai e successo questo? chi e il responsabile di questo?

    che poi alla fine borboni vaticano savoia austriaci ecc ecc sono solo delle sanguisughe
    e che il popolo italiano ha sempre dovuto pagare le spese e i debiti penso siamo tutti d accordo

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    Messaggio Da Nostromo il Ven 15 Ott 2010, 23:28

    Sono costernato! Analisi perfetta Amico mio, e soprattutto il sud è da sempre un problema mondiale, in un paese come il nostro lo viviamo a livello nazionale intensamente, proprio per i floridi trascorsi, ma credo che la linea di demarcazione del sud, come problema, si porterà sempre più a nord, e alla fine il problema si estinguerà. Con l'umanità. Very Happy
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    Messaggio Da caracciolo il Ven 15 Ott 2010, 23:54

    io piu che la linea di demarcazione si porti al nord ho il timore che non esista piu questa linea di demarcazione ho il concreto timore che nel nostro come in altri paesi si possa arrivare a distinguere due tipi di persone
    chi puo e chi non puo
    questo sistema gia e sperimentato e collaudato al sud
    c e qualcuno che vorrebbe applicarlo ovunque

    il bisogno fa accettare qualsiasi condizione se le accetti bene se non le accetti ti fotti
    la cosa piu distruttiva e l assuefazione al peggio come se tutto fosse normale
    so certe storie io
    che ti farai ricrescere i capelli solo per tirarteli
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    Messaggio Da caracciolo il Sab 16 Ott 2010, 00:07

    tornando in topic vorrei regalarvi una notizia
    gli storici cantieri di castellammare i primi cantieri moderni d italia stanno per chiudere
    la nostra cara fincantieri la grande societa :face: nazionale di finmeccanica non ha soldi da buttare ma compra cantieri nel mar nero dopo aver capitalizzato
    evidentemente gli azionisti che detengono la minoranza contano di piu dello stato che mette la maggior parte dei soldi il paese di rulle rulle continua a girare
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    Messaggio Da bussolino il Sab 16 Ott 2010, 00:36

    da marco.

    carissimi, sono nato al nord da padre piemontese/romano e madre tedesca/monglolia (ex urrs),
    ma sempre ho considerato italiani tutti, sia nati in eritrea sotto tricolore sia nati all estero con passaporto italiano.

    purtroppo la storia ee crudele, chi soccombe, non ha diritto di innocenza.

    al sud allora (ed oggi) accadero cose terribili da ambo le parti, cambiarono le corone e i personaggi, ma i problemi restarono.

    responsabilita??
    linea di demarcazione??
    oggi al mondo non esistono piu barriere di nessun tipo , ne nel bene ne nel male.

    siamo noi che dobbiamo aver rispetto di noi stessi e lo si puo fare solo rispettando la societa.
    certo sovente ci sono forme nascoste di potere che ostacolano o impediscono tale rispetto, ma una ribellione nasce sempre, importante ee sviluparla cosi passo passo che non si possa arrestare, anche se magari i passi sono passetti.

    i mali del sud ns.?? be facile puntare il dito su cose-persone note!! ma secondo me il vero problema ee il nord che non ha un vero interesse che il sud cambi...!

    solo dando,.... si ottiene!!! non vi sono alternative!!

    be ora smetto e torno al modellismo.
    buona notte e salutoni marco

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